MATTEO PETERLINI

WORK - art in progress
Anno VI - n.20 Speciale Autunno / Autumn 2007

Strategie del paradosso
Intevista di Julia Trolp

Hai studiato informatica, poi hai fondato uno studio per la comunicazione visiva e adesso lavori come artista, utilizzando tecniche digitali per la realizzzione delle tue opere. Che cosa significa il computer per te? Ha la sua importanza in sé oppure è solo uno strumento di lavoro?
Sarebbe interessante chiederlo al computer: “ti senti uno strumento o sei artefice dell’opera?”. Per me l’uso del computer è una cosa naturale. Lo vedo come un sistema che, se da un lato amplifica ed estende la nostra percezione, dall’altro accresce e mette a fuoco questioni e dubbi sul nostro contatto con la realtà. Il compuer è anche uno strumento per ordinare on-line un’opera come è successo per il mio ultimo lavoro dove ho ordinato su internet la personalizzazione di due T-shirt su un sito web dedicato alle tifoserie di calcio.

L’ironia… che significa per te?
L’ironia è prendersi gioco della realtà, cioè comprenderla eppure riuscire a riderci sopra. Il lato ironico entra nei miei lavori attraverso il paradosso: è una forma di superamento del luogo comune. Come in Iotualtro ho messo in gioco la definizione stessa di identità, così in Backscape ho provocato lo spettatore e il processo di percezione di paesaggio. In Secondmirror ho introdotto il primo specchio in SecondLife, mostrando all’uomo la condizione del suo avatar. In Fratelli d’Italia ho fatto giocare nella stessa squadra di calcio (la nazionale) i due premier Berlusconi e Prodi.

Trovi che ci siano tematiche ricorrenti nel tuo lavoro?
Sono certo che il dramma sia parte integrante delle mie opere. Il dramma inteso come sensazione di fronte alla visione dell’inspiegabile, frutto nei miei lavori del conflitto e della dialettica tra uomo e paesaggio, uomo e identità, uomo e società, o, ad esempio, dello scambio di ruoli come in Doppiamano dove la mia mano sinistra ne copia un’altra, finta.

Anche se le tue opere sono spesso fotografie non ti consideri un fotografo. In che senso?
Ciò che intendo per fotografia, nei miei lavori, può essere definito con un neologismo protofotografia o prefotografia. Ovvero la possibilità di catturare delle immagini prima che esse siano registrabili. I Backscape sono paesaggi fotografati prima della loro stessa materializzazione. I visi generati da Iotualtro sono fotografie che ci offrono il ritratto di persone inesistenti. Non fotografie della memoria quindi, ma piuttosto fotografie che anticipano la memoria.

Ci sono delle figure per te importanti, che hanno ispirato il tuo lavoro?
Posso citare gli interessi che ho avuto nei confronti del lavoro cinematografico di Andrej Tarkovskij, nelle forme del cinema sperimentale di Derek Jarman. Nelle arti visive e letterarie le invenzioni di Brion Gysin, nella fotografia ammiro i lavori di Bernd & Hilla Becher.

Intevista di Julia Trolp critica e curatrice al Mart, Rovereto, Italy


Strategies of Paradox

Interview by Julia Trolp

You studied computer science, then you set up a studio for visual communication and now you work as an artist by using digital techniques to create your artwork. What does the computer mean to you? Is it important in itself or is it only a tool for your work?
It would be intresting to ask the computer: “do you feel like a tool or are you the creator of the artwork?”. For me the use of the computer is a natural thing. I see it as a system that if on one side it amplifies and extends out perception, on the other it increases and focuses on questions and doubts of our contact with reality. The computer is also a tool to order an artwork online as I did with my latest work where I ordered two personalized T-shirt from a site dedicated to soccer fans.

Irony… what does it mean to you?
Irony is to make fun of reality, to understand it and at the same time to be able to laugh about it. The ironic side comes into my work through paradox: it is a form of going beyond the commonplace. As in Ioturaltro where I brought into play the definition of identity itself, similarly, in Backscape I provoked the spectator and the process of perception of the landscape. In Secondmirror I introduced the first mirror ever in SecondLife, by showing man the condition of his avatar. In Fratelli d’Italia I let the two Prime Ministers: Berlusconi and Prodi play in the same soccer team (the national one).

Do you find that there are recurrent themes in your work?
I am sure that drama is an integral part of my artworks. Drama intended as the sensation felt in front of an unexplainable vision, the product in my work of the conflict and of the dialectic between man and landscape, man and identity, man and society, or for example, of the exchange of roles like in Doppiamano where my left hand copies another fake one.

Even if your artworks are often photographs you do not consider yourself a photographer. In what sense?
How I see photography in my work, could be defined with the neologism proto-photography or pre-photography. Meaning the possibility of capturing images before they are recordable. My Backscape(s) are photographed landscape before their own materialization. The faces generated by Iotualtro are photographs that offers us the portrait of non existing people. Therefore, not photographs of memory, but rather photographs that anticipate memory.

Are there any artists which are important to you, that have inspired your work?
I can quote the interest I had in the cinema of Andrej Tarkovskij, the experimental forms by Derek Jarman. In visual an d literary arts, the inventions of Brion Gysin, in photography I admire the work of Bernd & Hilla Becher.

Interview by Julia Trolp is critic and curator at Mart, Rovereto, Italy

 


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Il concetto di ruolo tra spazio e tempo
La contemporaneità ci costringe ad interpretare e ad interrogarci sui ruoli. Il sistema dei ruoli tende a rompersi e nelle immagini di Matteo Peterlini si vive il riflesso del presente e del sé. Nato a Rovereto nel 1970, diplomato in Informatica, nel 1996 costituisce Quantum, società per servizi di comunicazione visiva. Nel 2001 fonda lo studio Matteo Peterlini Design società per la comunicazione visiva. È il tema delle molteplicità del comunicare a spingere l’artista ad elaborare una particolare attenzione al ruolo delle immagini. Come lui stesso afferma il rapporto dell’uomo con la sua esistenza, la sua identità, il suo divenire rappresentano una costante della sua ricerca, risolta con strumenti digitali. Nel progetto iotualtro il suo databasse di fototessere , che gli vengono donate in maniera spontanea, rinasce andando a costruire delle nuove identità su quelle preesistenti. L’immagine si ricostruisce per sovrapposizioni di pixel tratti da linee isolate che compongono le fotografie e che rimescolate danno un senso di instabilità e di inquietudine. Abbiamo di fronte un ritratto e vorremmo riconoscere la persona rappresentata ma il suo volto è composto di pieni e di vuoti ed è impossibile ricreare una immagine completa. Si genera invece una sorta di corto circuito simile ai disturbi di sequenza dei video digitali. Questa visione imperfetta erroneamente ci illude di riconoscere una identità che possiamo solo intuire.
Si crea, dunque, una relazione artificiale e paradossale. L’illusione del volto è generata attraverso uno strumento , una macchina e non attraverso il gesto sensibile dello strumento tradizionale della pittura. Eppure quello che noi percepiamo sembra essere un frammento avvolto dal tempo, quasi il lacerto di un antico affresco che nasconde una identità segreta. In una epoca di forte globalizzazione, il suggerimento è quello di lasciarsi trasportare da una rappresentaizone variabile, dove l’immagine di me si mescola a quella di te e viceversa, dove l’io consapevole è necessariamente spiazzato e spinto a diventare qualcosa di diverso, non solo una altro da sé, ma un perfetto sconosciuto, un diverso.

dal catalogo della mostra Economia ed arte - Dalla bottega al video
Giovanna Nicoletti, critico d’arte e direttore artistico Galleria Civica G.Segantini, Arco, Italia
Maggio, 2007


The concept of the role between space and time

The contemporary forces us to interpret roles and wonder about them. The system of roles tends to break and in Matteo Peterlini's pictures you can live the reflex of the present and of self being. Born in Rovereto in 1970, graduated in information technologies, in 1996 he founds Quantum, a company for services on visual comunication. In 2001 he founds the study "Matteo Peterlini Design" for visual communication. It regards the multiplicity of comunication and leads the artist to elaborate a particular attention to the role of the image. As he states, the relationship between man and his existences, his identity, his becoming represent a basis in his search, made by digital instruments. In the project iotualtro, his database of passport photo which people donated willing aim to recreate new identities over the pre-existent ones. The picture is made by superposition of pixel on isolated lines which compose the photos and once recombined, they give a sense of instability and awe. We face a portrait and we’d like to recognise the person represented but his face is made of full nd empty spots and it is actually impossible to recreate a whole picture. What we see instead, is a kind of short circuit which we can compare to the disturbed picture on a digital video. Such an imperfect vision only deceive us to recognise somebody we know but we can only what we have here is paradoxical artificial relationship.
The illusion of the face is generated by an instrument, a machine and not by the sensitive gesture of a painting hand. Still, what we percive seems a fragment wrapped by the time, nearly a fractions of an antique fresco which hides a secret identity. In the age of globalization we are suggested here to let us carried away by a variable rapresentation, where my image is blended with yours and the other way round, where the mindful “I” is necessarily confused and obliged to become something different, not just other than us, but a prefect stranger, a different one.

from catalogue of exhibition Economia ed arte - Dalla bottega al video
Giovanna Nicoletti is critic and art director at Galleria Civica G.Segantini, Arco, Italy
Maggio, 2007

 


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Da: massimovalentinotti*
Oggetto: la partita di calcio
Data: 15 ottobre 2005 18:59:07 GMT+02:00
A: matteo.peterlini*

Il calcio punta al patriottismo e alla guerra. La repubblica italiana ha vissuto giorni di delirio fin dal periodo fascista per la vittoria di una squadra su chi sa quale nazione.
Alla base di questo fenomeno c’è, secondo Giorgio Manganelli, “un allucinazione”, quella di identificare la squadra dell’ ”Italia” con il  “tutti noi” del corpo sociale. La vittoria rende “apparentemente fondato il miraggio e l’omonima nazione sarebbe stata travolta in una dionisiaca orgia sacrificale”, e “la sconfitta placa il delirio, disperde gli incubi, ci rende salutarmene ridicoli e preserva le nostre vite”.
Togliere la palla dal campo, oggetto della contesa, significa liberare - sganciare - dalla rappresentazione il nucleo di ogni gesto ed azione degli atleti, e ogni espressività dello stadio. La furia, gli scatti, il sudore, l’esplosione di gioia, le manovre, le tattiche, le imprecazioni dei giocatori, come le urla, gli striscioni, il brusio e gli applausi dello stadio, perdono, alla visione, ogni loro giustificazione. Il gioco, e con esso l’umanità, scivolano in un baratro. Un caos per mancanza di finalità dell’azione e metamorfosi dei giocatori in attori, che si rivela come parodia teatrale fatta di gesti disarticolati. Il gioco del calcio, momento di evasione per il pubblico e di competizione per gli atleti, è un cosmo a cui nulla si può togliere né aggiungere. E’ un rito storico consolidato attorno al quale va tramandosi la memoria collettiva.
La tua è un’operazione di intervento e manipolazione sulla memoria collettiva. Vai infatti ad operare un occultamento proprio là dove poggiano attraverso il documento, che è vettore del ricordo e della sua ripetizione, le certezze più consolidate degli “italiani”.

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Il concetto di identità sembra essere al centro di “M_M_ Mirror Myth”, mescolando attraverso un’elaborazione digitale il volto dello spettatore comune con riconoscibili profili del mondo del cinema, vere e proprie icone dello star-system hollywoodiano. Una vera e propria fusione tra realtà e simbolo, icona?

Esiste un'osmosi continua tra realtà e mito, un confronto tra quotidianità e immortalità dove il simbolo esercita un'azione feroce di screditamento della realtà e dove la realtà subisce con compiacimento il suo fascino. M_M_ lavora proprio su questa dialettica cercando di chiarire e mettere in luce il conflitto. Il sistema dei ruoli tende a rompersi e il lavoro presentato ha la presunzione di farci entrare per alcuni istanti nel mito, a condividerne la sua presunta immortalità. Lo specchio dove ogni mattina ci guardiamo si trasforma con questo lavoro in un oggetto che ci rileva (scansiona) dalla realtà per farci penetrare nel mito. Come il mito e la realtà lavorano specchiandosi così M_M_ ridisegna il nostro rapporto tra la realtà e l'immagine indelebile dei miti attraverso uno specchio. Lo specchio, qui costruito con una webcam, un monitor è in definitiva il punto di incontro. Ma piuttosto che ad uno strumento di fusione tra realtà e simbolo mi piace pensare a questo lavoro come ad un'opera rivelatrice, cioè che ci porta una rivelazione del conflitto tra quotidiano e straordinario, tra umano e mito, tra istante e infinito.

dal catalogo della mostra
invervista di Saramicol Viscardi
Mestre, Venezia, 26 novembre 2005

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La figura mitologica di Venere come rappresentazione di un’idilliaca bellezza ottocentesca ormai lontana dai canoni classici a favore di una sensualità palesemente terrena, è ciò che ha voluto esprimere Hayez con la sua Venere che scherza con due colombe. Altri tempi, altri ideali. Nella nostra epoca, caratterizzata dall’assenza di un presente, quale idea di bellezza si può esprimere? È la domanda che si è posto Matteo Peterlini. Attraverso un software da lui realizzato, le immagini di sei modelle con le posture del nudo hayeziano si avvicendano su un monitor. In questo ambiente fatto di pixel e regolato da algoritmi, le sei figure si mescolano, si annullano, perdono le proprie identità, si ricompongono e si smaterializzano nuovamente in un qualcosa di astratto e impalpabile. Ecco l’ideale di bellezza contemporaneo: dinamico, molteplice e indefinibile.

Cristina Natalicchio e Marco Tomasini
Galleria Civivca di Arte Contemporanea di Trento

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NEURAL
4.05.04 Io Tu Altro.gnr, ritratti generati.
L'ultima evoluzione del progetto Io Tu Altro di Matteo Peterlini spinge il suo database di fototessere spontaneamente donate in un remix visuale che ne spersonalizza il contenuto in un nuovo e inedito assemblaggio. Io Tu Altro.gnr, infatti sposta la sovrapposizione della prima stesura sul piano generativo, estraendo una linea di pixel da ogni immagine, e costruendo pian piano ritratti che sono il risultato di elementi costitutivi diversi ed esteticamente richiamano nel disturbo della mancata coincidenza delle linee la fallacità delle immagini calcolate (simili ai disturbi di sequenza dei video digitali), creando al tempo stesso un'inesistente identità intuibile dietro le visibili strisce. Un paradosso creato dalla macchina che rispondendo a precise caratteristiche visive (la somiglianza delle singole fototessere fra loro) riesce a produrre un'illusione che conserva comunque le tracce di lavorazione del codice concretizzando infinite ricombinazioni somatiche espresse nei canoni dell'artificialità.

MEDIENTURM
Ich, du, andere. Matteo Peterlini nimmt den Faden seiner hier bereits vorgestellten Arbeit 'doppiamano 2.0 ' auf und begibt sich mit 'iotualtro' in das Themenfeld des Bildes als Repräsentationform von Persönlichkeit und Individualität. Der künstlerische Impetus kann hier im Aufwerfen der Frage gesehen werden, was digital (re)produzierte Bilder von Menschen tatsächlich transportieren. Die mannigfaltigen Transformationsprozesse widerspiegeln sich nicht nur in der Wanderung durch technische Apparaturen bis hin zum Bildschirm, auch zeigt Peterlini mit geschicktem Morphing die Austauschbarkeit bzw. die Aufhebung der bildlichen 'Verewigung'.
Der Mythos einer kollektiven Identität durch ein umspannendes Datennetz wird hier ebenso kritisch hinterfragt wie der Abbildcharakter digitaler Bilder überhaupt. Traditionelle Bildqualitäten - v.a. portraithafter Abbildungen - werden in dieser offen angelegten Arbeit bewusst zerstört, die netzkünstlerische Einordnung kann durch den Einbezug der User durch die angebotene Zusendungsmöglichkeit vorgenommen werden. Wie es auch Troy Bennett mit 'Human-IntoFace ' vorführt: gewöhnliche Gewohnheiten sollten im fortschreitenden digitalen Zeitalter als solche vorsichtig gewertet werden. Nichts muss so sein, wie es (vom Bildschirm) scheint.
Mag. Gunther Reisinger
Projektleitung 'International Forum Medienturm'
18.12.2003, Medienturm Graz, Karlsruhe

NEURAL
29.04.03 IoTuAltro, identità sovrapposte.
IoTuAltro è un'applicazione web che gioca allegramente con le identità individuali in maniera assolutamente intuitiva. L'invito di Matteo Peterlini è quello di condividere una propria fototessera, permutando i volti attraverso una loro sovrapposizione in due sequenze che risultano trasparenti a vicenda essendo state trattate secondo una tecnica grafica classica, ossia lasciando strisce vuote molto sottili all'interno dell'immagine stessa. In questo modo facendo ruotare le sequenze di foto scelte, i volti si sovrappongono combinando variamente i caratteri somatici reciproci e creando identità ibride, suggerendo strambe combinazioni, e ridefinendo la fissità dello scatto fatto a suo tempo. Le combinazioni possibili sono ancora limitate, ma la parte ludica dell'opera suggerirebbe una partecipazione più vasta, non foss'altro che per la curiosità di vedere i propri connotati stravolti da quelli di qualcun altro secondo una poetica che accoglie diversità e comunicazione entro le proprie regole d'oro.

RANDOM EXIBART
28.05.2003 Mix identitari
La Rete si è sempre proposta come luogo del non-identificato, del soggetto mobile e trasversale, dell’avatar. L’impossibilità di conoscere l’identità di chi comunica al di là del filo del telefono, affascina e spaventa. Matteo Peterlini invece ci ha giocato sopra. Sotto forma di sistema ludico, in sintonia con altre sue opere precedenti, l’artista e designer ci propone di giocare con fototessere di sconosciuti nella sua ultima creazione: iotualtro . Sovrapponendo i visi si ottengono nuove identità, nuove fisionomie che attraversano i generi, e superano ogni possibile verosimiglianza con la realtà. Per tutti c’è la possibilità di partecipare a questo rimescolamento genetico, diretto alla creazione di “una carta d’identità globale”, mandando la propria fototessera.
Daniele Movarelli

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MEDIENTURM
doppiamano 2.0 : Realität und Simulation
Die Idee der Arbeit 'doppiamano 2.0', durch Bewegung und Verfolgung der Bilder die Aufmerksamkeit mittels virtueller Bildlichkeit auf tatsächliche Körperempfindungen zu lenken und diese zu simulieren, konnte von Matteo Peterlini ästhetisch ansprechend umgesetzt werden. Die Hand des Künstlers reproduziert Kopien einer nicht-vorhandenen linken Hand - kontinuierliche Duplikationen erwirken eine Durchmischung von Realität und Simulation.
Ähnlich wie auch Vujinovic&Simcic in 'Hardbody' Körperlichkeit in einer körperlosen, virtuellen Welt darstellen und thematisieren, arbeitet auch Matteo Peterlini in 'doppiamano' mit der eigentlichen Absenz körperlicher Wahrnehmung in digitalen Medien. Rein audio-visuelle Aufnahme lässt taktile Erfahrungen zunehmend in den Hintergrund treten: Peterlinis Arbeit versucht gerade auf dieses Fehlen künstlerisch aufmerksam zu machen.
Mag. Gunther Reisinger
Projektleitung 'International Forum Medienturm'
14.11.2003, Medienturm Graz, Karlsruhe

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